Tutti i sistemi sanitari del mondo e le principali aziende internazionali hanno capito che dalle abitudini della popolazione dipendono tutta una serie di fattori decisivi per il mantenimento di un equilibrio economico sostenibile.

Negli ultimi 70 anni l’essere umano ha modificato le proprie abitudini di vita più di quanto non avesse fatto nei millenni precedenti.
Questa accelerazione e distacco da un modello evolutivo consolidato ha però prodotto una serie di disastri che stanno minando l’equilibrio economico di famiglie aziende e governi.

Negli ultimi anni hanno infatti hanno fatto la loro comparsa le cosiddette malattie non trasmissibili, ovvero create principalmente dai comportamenti delle persone, collegate alla sedentarietà, alla iperalimentazione in primis e ad altre cattive abitudini:

  • depressione
  • ansietà
  • stress
  • infarto

Il tentativo di modificare le abitudini effettuato fino ad oggi in modo impositivo e prescrittivo non ha funzionato, anzi ha accentuato il problema.

 

QUINDI CAMBIARE ABITUDINI È POSSIBILE?

Quello che abbiamo verificato negli ultimi 10 anni, confermato anche dalla psicologia sociale e cognitiva, è che cambiare abitudini è possibile ma dovremmo seguire percorsi opposti a quelli fino ad oggi utilizzati.

Abbiamo visto che solo partendo dalla motivazione esistente sia possibile poi tracciare percorsi progressivi di cambiamento perché ritenuti sostenibili in quanto frutto di scelte consapevoli e non di imposizioni.

E’ stato verificato con numerosi esperimenti quanto sia semplice una volta identificato il “perché” costruirci intorno un percorso progressivo di cambiamento e la parola chiave per mantenere disattivato il dialogo interiore negativo è aggiungere e non levare collegando così il cambiamento alla conquista di una maggiore libertà personale e non ad una privazione.
In questo modo possiamo realmente migliorare le abitudini in ogni ambito, psicologico, fisiologico, comportamentale e lavorativo.