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I bambini non sono progettati per stare di fronte a schermi luminosi

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Zero schermi per i neonati

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diramato pochi giorni fa le linee guida relative alla sedentarietà e al sonno nei bambini da 0 a 5 anni.

I suggerimenti che arrivano sono leggermente differenziati per bambini da 0 a 1 anno da 1-2 anni e da 2 a 5 anni.

La cosa più evidente è la raccomandazione di evitare nei neonati la visione di qualunque schermo sia tv che tablet o smartphone e limitare ad 1 ora al giorno massimo per quelli di età compresa dai 2 ai 5 anni.

Per quanto riguarda l’attività fisica si raccomandano 30 minuti al giorno per i neonati per passare a almeno un ora dopo l’anno di vita.

I recenti studi scientifici che hanno messo in relazione l’insorgenza delle malattie neuro degenerative ( Parkinson demenza Alzheimer) con la mancanza di attività fisica in età giovanile hanno prodotto fortunatamente una pronta reazione delle organizzazioni della salute.

L’evoluzione non si ferma, ma l’eccessiva velocità di cambiamento di abitudini continuiamo a pagarla a carissimo prezzo, e da questo non sono esclusi i neonati che per motivi evolutivi non sono progettati per stare di fronte a schermi luminosi, quindi continuiamo, se vogliamo bene ai nostri figli, a farli giocare, gattonare e dormire come natura dispone!

 

Sport e invecchiamento: come cambiano muscoli, resistenza, forza e agilità

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LO SPORT MANTIENE GIOVANI
Gli anziani sportivi corrono maratone, partecipano a gare ciclistiche di diverse centinaia di chilometri, attraversano a nuoto il Canale della Manica o fanno bungee jumping. Affinché la salute possa accompagnarci a lungo, in età avanzata è necessario dedicare sufficiente attenzione al nostro corpo.
Delle prestazioni incredibili: uomini settantenni che corrono 42,195 chilometri in meno di tre ore, donne della stessa età che partecipano all’Ironman delle Hawaii o scalano l’Everest. Sono finiti i tempi in cui i pensionati sportivi facevano al massimo qualche passeggiata o praticavano ginnastica per anziani sulla gymball facendo roteare le braccia senza troppo slancio.
Oggi i pensionati più dinamici non sembrano conoscere confini e i limiti di età tendono a sfumare. Eppure in fondo non è così semplice, dato che negli ultimi anni il processo di invecchiamento biologico non è cambiato nonostante l’aspettativa di vita sia oggi più lunga. Sebbene i cinquantenni siano molto riluttanti a definirsi anziani, il fisico degenera costantemente nel corso della vita, e lo fa già a partire dai 30 anni.
A 70 anni le persone inattive hanno a disposizione solo la metà della potenza massima raggiunta in precedenza. Se non si contrasta questo fenomeno, si perde non solo in termini di qualità della vita, ma anche di mobilità e, a lungo termine, ciò va a scapito persino dell’autosufficienza, tutte condizioni decisive che contribuiscono a conservare la voglia di vivere e motivazione.

I PRIMI A SVANIRE SONO I MUSCOLI
Il più evidente sintomo della degenerazione fisica si nota a livello della forza. La muscolatura comincia a calare già dai 20 anni e fino all’età di 45 anni la perdita è pari approssimativamente al 5% a decennio. Successivamente il calo accelera ed è pari al 10% a decennio. All’età di 80 anni si è perso quindi fino al 50% della forza.
Quando e in quale misura la muscolatura diminuisca, varia da persona a persona e, oltre ai fattori genetici, è lo sport a svolgere un ruolo cruciale in tal senso. Un allenamento mirato dei muscoli permette anche agli atleti più anziani di mantenere il livello di persone poco allenate anche di trent’anni più giovani. Persino nei novantenni è stato osservato, in seguito a un apposito allenamento, un aumento della forza del 170%. A chi pratica sport di resistenza si consiglia di abituarsi ad eseguire regolarmente esercizi di irrobustimento sin dalla giovane età.

UNA RESISTENZA INCREDIBILE
La perdita di resistenza è meno evidente nella vecchiaia rispetto alla forza, se si lavora per contrastarla. Ci sono fondisti quarantenni che sono ancora ai primi posti a livello mondiale e sessantenni che scalano le classifiche nella corsa, in bicicletta e nello sci di fondo posizionandosi tra i primi (5% dei classificati) o si sottopongono a sforzi che in precedenza sembravano impossibili. A partire dai 65 anni circa anche i più allenati subiscono però un significativo calo delle prestazioni, anche se, viste in assoluto, tali prestazioni paiono ancora incredibili.
Perfetti per la resistenza sono sport dolci, come il ciclismo, lo sci di fondo o anche il nuoto e il trekking. L’allenamento della resistenza effettuato per tutta la vita rafforza il sistema cardiovascolare permettendo di correre una maratona o un Ironman anche a ottanta o novant’anni, sempre che il sistema muscolo-scheletrico sia ancora in forma.

L’ATTIVITÀ SPORTIVA STA CAMBIANDO
Senza lo sport, invece, anche la resistenza diminuisce drasticamente in età avanzata, di circa il 15 percento a decennio. Ciò che aumenta (purtroppo) significativamente nella vecchiaia, sono i disturbi visivi, uditivi, dell’equilibrio e dell’andatura. La prestanza e l’autosufficienza sono quindi collegate a tre fattori, oltre alla forza e alla resistenza, che costituiscono la forma fisica e devono essere regolarmente incentivati: agilità, coordinazione e velocità/elasticità.
Per prevenire efficacemente le cadute occorre allenare la forza con gli attrezzi o il proprio peso, svolgere vari esercizi per migliorare l’equilibrio e la coordinazione, anche su supporti instabili e un addestramento specifico per l’elasticità, specialmente per le gambe.

I NUMERI SIGNIFICANO POCO
Dato che in termini di forma fisica ci sono grandi differenze da persona a persona, è estremamente difficile dare consigli di allenamento specifici per l’età. Anche l’usura delle articolazioni non ha luogo in base a un programma preciso. In età avanzata a un certo punto soffrono tutti di disturbi fisici, ma l’artrosi, ad esempio, dipende fortemente da fattori genetici e può cominciare già a 50 anni, mentre altri non ne soffriranno praticamente mai.
Una regola generale prevede però che, a causa della degenerazione fisica, l’attività sportiva vada adeguata all’età. Laddove cinquantenni e sessantenni possono ancora vivere le loro ambizioni sportive ed esigenze di movimento pienamente e senza disagi, con l’aumentare dell’età i limiti fisici si amplificano. Alcuni provvedimenti preventivi e di accompagnamento diventano quindi sempre più importanti per mantenere il corpo in forma.
Lo sport si trasforma inevitabilmente da un’attività prevalentemente ludica a una sempre più necessaria e programmata. Il benessere acquista importanza, il limite massimo da raggiungere perde di significato. Nel processo di invecchiamento sono fondamentali anche gli aspetti mentali. Invecchiare significa, soprattutto per gli atleti, dover accettare un cambiamento a livello di aspettative e ambizioni. Le forme preventive di esercizio come rafforzamento, allungamento, coordinazione ecc. diventano sempre più importanti e dovrebbero far parte della quotidianità.
In ogni caso vale sicuramente la pena impegnarsi. Muscoli forti proteggono le articolazioni e assicurano stabilità. Lo sport aumenta la densità ossea e quindi riduce il rischio di fratture in caso di caduta. L’attività fisica ha anche un effetto positivo sugli ormoni e facilita il controllo del peso, che diventa più difficile da mantenere in età avanzata senza attività fisica. Le persone magre, inoltre, hanno meno problemi di articolazioni. Gli sport di resistenza riducono indirettamente molti fattori di rischio responsabili dell’infarto. Un atleta di 70 anni può essere più resistente e sano di un cinquantenne non allenato. A praticare sport, poi, si può iniziare e se ne può trarre profitto anche in età avanzata.

Il nostro organismo è in grado di accompagnarci per circa 100 anni in salute

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Il nostro organismo messo nelle condizioni ottimali di funzionamento è in grado di accompagnarci per circa 100 anni in salute.
La malattia è conseguenza, a parte casi eccezionali, della perdita di equilibrio all’interno del nostro corpo.

Come sempre gli equilibri organici sono riconducibili alle nostre abitudini e all’ambiente in cui viviamo.
Quattro sono infatti i pilastri della nostra evoluzione e sono sempre loro ad esercitare su di noi una grandissima influenza nel determinare le condizioni generali.

  • L’esercizio fisico
  • il cibo che mangiamo
  • i nostri pensieri
  • l’ambiente che ci circonda inteso come atmosfera e relazioni

Questi 4 elementi determinano il mantenimento o meno delle condizioni di equilibrio attraverso il sistema ormonale
Allontanandoci troppo dalle condizioni che hanno caratterizzato la nostra evoluzione ci esponiamo a dei rischi grandissimi, come possiamo verificare dall’incremento delle patologie non trasmissibili.

Malattie moderne sono derivate solo dal cattivo stile di vita, cioè proprio dall’abbandono delle condizioni di vita abituali, come:

  • la pratica di esercizio fisico quotidiano
  • il consumare cibo fresco e stagionale
  • respirare e vivere all’aria aperta nel rispetto dei tempi della natura
  • avere una buona vita sociale ed interiore

Proviamo a mettere in relazione la nostra vita attuale con quella di solo 70 80 anni fa e capiremo che abbiamo troppo, e troppo velocemente, cambiato le nostre abitudini.

L’esercizio fisico aiuta a sviluppare e a mantenere le funzionalità cerebrali

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Si moltiplicano le evidenze scientifiche che affermano che praticare attività fisica aiuta l’essere umano, non solo ad essere più sano ed efficiente, ma anche ad aiutare lo sviluppo e il mantenimento delle funzioni cerebrali.

PER I GIOVANI
Importanti studi di numerose università di prestigio hanno messo in relazione la pratica di diverse forme di attività fisica in età giovanile con l’insorgenza da adulti di patologie croniche e neuro degenerative.
Tutti gli studi confermano l’importanza e lo stretto collegamento tra la pratica di esercizio e la diminuita possibilità di ammalarsi da grandi.

PER GLI ANZIANI
L’esercizio anche in età avanzata continua ad esercitare sul cervello umano un’azione diretta per il mantenimento della sua plasticità, una vera e propria simbiosi!
Quindi non solo sviluppo ma anche mantenimento della funzionalità cerebrale.

Questi studi delle neuro scienze e neuro fisiologia in continua evoluzione sembrano confermare sempre più la teoria che tutto é correlato a tutto.

La parte immateriale – spirituale della nostra vita esercita un’azione molto forte sulla fisiologia e biologia e viceversa.

La sedentarietà per questo motivo dovrebbe essere affrontata con maggiore attenzione, sopratutto nei bambini e negli anziani che per motivi opposti hanno la massima necessità di essere riattivati.

Le cattive abitudini ci intossicano lentamente

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L’abitudine è un grande vantaggio che abbiamo ricevuto per risparmiare energia e pensiero.
Ma proprio in virtù di questo le abitudini sono anche un potenziale pericolo.

Ripetere un’azione senza pensiero ci porta infatti a perdere di vista se quello che stiamo facendo nel lungo periodo è utile o dannoso alla nostra vita.

Il lato più pericoloso della maggior parte delle cattive abitudini è che non hanno effetti acuti, sono veleni a lenta cessione, ci intossicano lentamente in modo quasi impercettibile e quando i sintomi si manifestano spesso è troppo tardi, per questo motivo sono veramente subdole.
Nel caso delle abitudini alimentari e fisiologiche ad esempio servono alcuni anni prima di intravedere i segnali di disfunzionalità, cioè una perdita di efficienza dei sistemi:

  • Pensiamo al cuore nato per portare ossigeno ai tessuti a cui servono anni di sedentarietà per iniziare perdere la sua efficienza.
  • Oppure all’intestino che sopporta l’ingresso di sostanze sconosciute o modificate reagendo come natura vuole con l’infiammazione per difendersi e che, dopo qualche anno di continue infiammazioni, manifesta il suo disagio attraverso coliti, diverticoli, allergie e altro.
  • L’esempio più eclatante di cattive abitudini ormai consolidate è quello di consumare bevande e cibi ad altissimo contenuto di zuccheri aggiunti.
    Questa pessima abitudine unita all’abbandono dell’attività fisica ha generato un incremento del diabete tipo 2 del 400% in 35 anni, ma anche in questo caso non c’è nelle persone la percezione di questo disastro, in fondo non si sente male a bere un bicchiere di cola o aranciata …è la ripetizione a combinare il disastro.

Tenere monitorate le abitudini e tornare più consapevoli sarà nel futuro una delle cose più importanti da fare per conoscere la nostra salute futura e anche per evitare dissesti socio economici di cui si intravedono purtroppo segnali evidenti.

Viviamo una realtà ribaltata: piace ciò che non fa bene

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Dopo una storia fatta da millenni di evoluzione in cui sostanzialmente non abbiamo modificato di molto i nostri comportamenti, a partire  dal 1945  a causa del condizionamento effettuato dai media abbiamo trasformato quasi completamente le nostre abitudini.

UN MODELLO RIBALTATO

Sfruttando un principio ben conosciuto dalla psicologia sociale si è iniziato a costruire e comunicare un nuovo modello di benessere basato su valori e abitudini di cui solo da qualche anno stiamo capendone la pericolosità. In meno di 40 anni le persone di mezzo mondo hanno infatti iniziato a percepire il bene come male e il male come bene, un vero ribaltamento della realtà.

In particolare l’abbandono dell’attività fisica, il fumo, l’uso smodato di alcolici e cibo spazzatura e una vita dissoluta sono stati accostati grazie a film e sapienti spot pubblicitari a una vita da “goditori” e il modello in uso per millenni fatto al contrario di un uso sapiente della fisicità, un approccio responsabile al cibo e di una vita equilibrata degradato a “una vita di sacrifici e privazioni”.

In poche parole si è ribaltata la realtà, il piacere viene accostato ad una vita dissoluta che ci ammala e il dolore allo stile di vita in grado di darci gioia e salute.

 

IL POTERE DEL CONDIZIONAMENTO SOCIALE

L’essere umano è attratto naturalmente per motivi di sopravvivenza da ciò che può garantirgli sopravvivenza e quindi dai comportamenti potenzialmente salutari ma sconta un grande problema , quello del condizionamento sociale. Siamo infatti fortemente e facilmente influenzabili e molto abitudinari, tendiamo a seguire il gruppo perché istintivamente crediamo che “se lo fanno tutti” abbiamo fatto una buona scelta, e ci sentiamo rassicurati.
Proprio su questo ha fatto leva il mondo della pubblicità.

 

LA CONSAPEVOLEZZA

Oggi abbiamo capito che mangiare i cibi suggeriti dalle pubblicità ci ha condannati alla dipendenza da zuccheri, che la sedentarietà è la peggiore disgrazia che possiamo infliggere alla nostra vita e che il sacrificio e la rinuncia sono il prezzo da pagare quando iniziamo a perdere funzionalità a causa di cattive abitudini e non il contrario.

Dobbiamo essere consapevoli e ricordare da dove veniamo altrimenti rischiamo come successo in questi 70 anni di smarrire la retta via finendo per cadere in una trappola mortale per l’umanità.

Come mantenere il nostro equilibrio chimico? Bilanciando 4 ambiti fondamentali

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L’essere umano quando nasce in salute è dotato di un equilibrio chimico perfetto.

Successivamente le nostre abitudini e comportamenti iniziano a modificare questa situazione e tanto più ci allontaniamo dalle condizioni iniziali dettate da una evoluzione millenaria, tanto più ci esponiamo a rischi come la perdita di funzionalità e l’indebolimento delle nostre difese immunitarie.

Le abitudini in grado di sbilanciare le nostre condizioni interne sono riconducibili a quattro grandi ambiti:

Ambiente
Ciò che ci circonda, inteso come clima atmosferico e clima emotivo

Cibo e bevande
Ciò di cui ci nutriamo

Attività Fisica
Dose e tipo di movimento praticato

Psicologia
strettamente connessa alla socialità e al clima emotivo in cui ci troviamo, elementi in grado di modificare il nostro “sentire”

 

 

In realtà, negli anni, dopo migliaia di osservazioni ricerche e condivisioni abbiamo verificato che questi quattro fattori sono strettamente legati e connessi l’uno con l’altro influenzandosi a vicenda ma con una scala di importanza a nostro modo di vedere non identica.

Le persone che perdono equilibrio psicologico cadono infatti facilmente preda di cattivi comportamenti come l’abbandono di una quota di attività fisica che a sua volta spinge verso cattive abitudini alimentari (i sedentari hanno maggiori probabilità di abusare di cibo fumo e alcol) e tutto questo porta ad un peggioramento della vita sociale e spinge pericolosamente verso l’insoddisfazione, l’isolamento, l’ansietà e la depressione.

Imparare a gestire correttamente questi quattro grandi “driver” avvicinerebbe le persone alla consapevolezza, all’autodeterminazione delle migliori condizioni organiche possibili, con potenziamento della capacità di autocura dell’organismo.

Quando le condizioni chimiche interne sono in equilibrio, la probabilità di contrarre una malattia sono veramente ridottissime, oltre a garantire una straordinaria qualità della vita.

Anche l’attenzione all’ambiente risente delle condizioni di salute delle persone: persone consapevoli e responsabili sono infatti più orientate a valutare l’impatto che i loro e gli altrui comportamenti hanno sul pianeta e sugli altri rispetto a persone con maggiori problemi psicologici.

Il nostro organismo ci aiuta continuamente informandoci di ogni perdita di equilibrio sia fisiologica che psicologica e ambientale.
Il problema è che oggi spesso sopprimiamo i messaggi senza più essere capaci di interpretarli, finendo per peggiorare sempre di più le nostre condizioni di vita.
Ma sarebbe sufficiente un minimo di formazione e informazione per recuperare questa fondamentale capacità.

NON STAI RESPIRANDO CORRETTAMENTE – LO SAPEVI?

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Tornare bambini con la respirazione diaframmatica

Lo sapevi che non stai respirando correttamente?
Esiste infatti un altro metodo di respirazione rispetto a quella che noi utilizziamo quotidianamente.

 

Si chiama respirazione diaframmatica, ciò perché mette in primo piano l’azione del diaframma, un muscolo da molti considerato di importanza marginale, ma in realtà, primario nell’inspirazione.

Questo tipo di respirazione è spesso consigliata dai medici per risolvere problemi quali il mal di schiena e trova radici profonde nelle culture orientali.

Essa è, inoltre, raccomandata durante le attività sportive, poiché permette di avere un apporto di ossigeno ottimale e svolgere le attività fisiche in modo più sicuro, evitando la sensazione di fiato corto e pressione a livello pettorale ed addominale date dalla respirazione toracica.

I vantaggi della respirazione diaframmatica sono:

  • miglior funzionalità cardiovascolare
  • miglior ossigenazione dei tessuti
  • diminuzione dello stress
  • miglior funzionalità viscerale
  • miglior postura

 

Sapevi che noi nasciamo effettuando la respirazione diaframmatica?
Perché allora perdiamo la conoscenza di questa tecnica respiratoria così vantaggiosa?

La risposta è molto semplice, crescendo aumentano pensieri e stress e, di conseguenza, non si fa più caso alla respirazione corretta e, sempre più spesso, si utilizza quella toracica che consiste in atti brevi e veloci, ma che porta alla carenza di ossigeno.

Quali abitudini è bene monitorare per vivere un buon 2019?

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La salute vista sotto la lente delle abitudini

Dopo le recenti scoperte nel campo della medicina che hanno ridimensionato l’importanza della genetica a favore dell’epigenetica le ricerche scientifiche stanno avvalorando sempre più l’idea che le nostre abitudini decidono moltissimo della nostra salute, compreso quelle relative al sentire oltre che al fare e al mangiare.

Tutto diventa abitudine e dietro questo vantaggio apparente si nasconde il problema di smettere di valutare se le abitudini che abbiamo sono a nostro favore o contro di noi.

Le osservazione fatte portano ad intuire che le abitudini personali possono essere una risposta a molte domande della medicina.

La scienza ha dimostrato quanto le abitudini come la sedentarietà e la cattiva alimentazione apparentemente innocue siano nel lungo periodo devastanti per la nostra sopravvivenza.
Le nuove frontiere della psicologia e della medicina stanno però ponendo l’attenzione anche su altre abitudini meno tangibili, come le relazioni e i pensieri: è ormai certezza che le nostre e le altrui parole così come i nostri pensieri possono diventare farmaci con grandissima influenza sulla nostra salute e su quella degli altri.

Giovani e meno giovani devono tornare consapevoli e monitorare periodicamente le loro abitudini, ricordando che non possiamo staccarci troppo da quelle che hanno contraddistinto la nostra evoluzione.

8+8+8 = equilibrio e benessere per la tua giornata

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Storicamente l’essere umano ha sempre diviso la sua giornata ( …che giova ricordarlo è sempre stata di 24 ore… ) in tre grandi comparti.

  1. la vita lavorativa dove ci occupiamo di produrre attraverso lavoro fisico o intellettuale la ricchezza per poter vivere dignitosamente
  2. il riposo, necessario per rigenerare sia fisico che mente dalle fatiche quotidiane
  3. la vita sociale

All’interno del terzo comparto ci sono comprese tutte le cose che contribuiscono di più al nostro benessere interiore.
L’amore, il gioco, la condivisione, il coltivare le nostre passioni sono attività indispensabili per farci “sentire ” bene modificano in meglio la nostra chimica organica.

 

Oggi la scienza ci ha dimostrato quanto il sentirci bene, la presenza e il conforto di altri esseri umani siano decisivi al fine di mantenere un buon stato di salute generale e un buon equilibrio psico fisico.
La vita sempre più frenetica e il conseguente slittamento funzionalistico stanno purtroppo mangiando quasi completamente la parte più bella della nostra vita.
Ci troviamo a limitare o eliminare addirittura tutti gli spazi ricreativi e creativi che hanno contraddistinto la nostra storia evolutiva.

Per mantenere un equilibrio perfetto l’ottimale sarebbe dividere in tre parti precise la nostra giornata:

  • 8 ore di lavoro
  • 8 ore di sonno-riposo
  • 8 ore per noi per le persone che amiamo per la nostra salute per la riflessione e per le nostre passioni

Questi ritmi sono incisi dentro di noi da millenni e allontanarci troppo da questi ci provoca squilibri ormonali che paghiamo a caro prezzo.
Proviamo a verificare quanto abbiamo “mangiato ” del terzo dedicato al sentire e consapevolmente cerchiamo di riequilibrare più possibile la nostra vita.
Conviene a tutti…per mille motivi.