L’abitudine è un grande vantaggio che abbiamo ricevuto per risparmiare energia e pensiero.
Ma proprio in virtù di questo le abitudini sono anche un potenziale pericolo.

Ripetere un’azione senza pensiero ci porta infatti a perdere di vista se quello che stiamo facendo nel lungo periodo è utile o dannoso alla nostra vita.

Il lato più pericoloso della maggior parte delle cattive abitudini è che non hanno effetti acuti, sono veleni a lenta cessione, ci intossicano lentamente in modo quasi impercettibile e quando i sintomi si manifestano spesso è troppo tardi, per questo motivo sono veramente subdole.
Nel caso delle abitudini alimentari e fisiologiche ad esempio servono alcuni anni prima di intravedere i segnali di disfunzionalità, cioè una perdita di efficienza dei sistemi:

  • Pensiamo al cuore nato per portare ossigeno ai tessuti a cui servono anni di sedentarietà per iniziare perdere la sua efficienza.
  • Oppure all’intestino che sopporta l’ingresso di sostanze sconosciute o modificate reagendo come natura vuole con l’infiammazione per difendersi e che, dopo qualche anno di continue infiammazioni, manifesta il suo disagio attraverso coliti, diverticoli, allergie e altro.
  • L’esempio più eclatante di cattive abitudini ormai consolidate è quello di consumare bevande e cibi ad altissimo contenuto di zuccheri aggiunti.
    Questa pessima abitudine unita all’abbandono dell’attività fisica ha generato un incremento del diabete tipo 2 del 400% in 35 anni, ma anche in questo caso non c’è nelle persone la percezione di questo disastro, in fondo non si sente male a bere un bicchiere di cola o aranciata …è la ripetizione a combinare il disastro.

Tenere monitorate le abitudini e tornare più consapevoli sarà nel futuro una delle cose più importanti da fare per conoscere la nostra salute futura e anche per evitare dissesti socio economici di cui si intravedono purtroppo segnali evidenti.