La flessibilità, detta anche mobilità articolare, articolarità, articolabilità, estensibilità ecc.: “…è la capacità di una o di un insieme di articolazioni, di muoversi liberamente per tutto il proprio range di mobilità”.  “…è la capacità di un soggetto di muovere una o più articolazioni con la massima escursione articolare possibile, senza alcun limite e senza dolore”.

Dal punto di vista del fitness la flessibilità o mobilità articolare, rappresenta una qualità importante per un soggetto attivo; essa contribuisce infatti a mantenere il benessere fisico, una corretta postura, ad economizzare i gesti, migliorare le performances sportive, sviluppare la forza e prevenire gli infortuni muscolo-tendinei-articolari.

Si può migliorare la mobilità articolare?
La flessibilità sarà migliorata attraverso una combinazione di esercizi attivi e passivi, ricordando che è opportuno passare ad esercizi di mobilità a riscaldamento già effettuato.

Il lavoro di mobilità va continuato anche quando si è raggiunto il grado desiderato di flessibilità: rinunciando ad esercizi appropriati, il grado di mobilità regredisce infatti piuttosto rapidamente.
Il periodo dai 9 ai 14 anni è molto importante per lavorare sulla mobilità articolare, dal momento che i risultati ottenuti permangono con facilità anche in età adulta.

Influenze interne:

  • il tipo di articolazione (alcune articolazioni semplicemente non sono flessibili)
  • la resistenza interna ad un’articolazione
  • le strutture ossee che limitano il movimento
  • l’elasticità del tessuto muscolare (il tessuto muscolare segnato da una precedente lesione non è molto elastico)
  • l’elasticità dei tendini e legamenti
  • l’elasticità della pelle (la pelle possiede un certo grado di elasticità )
  • la capacità di un muscolo di rilassarsi e contrarsi per raggiungere la maggiore gamma di movimento
  • la temperatura dell’articolazione e tessuti associati (articolazioni e muscoli offrono una migliore flessibilità a temperature
  • corporee che sono da 1 a 2 gradi sopra la norma)

Influenze esterne:

  • la temperatura del luogo dove ci si allena (una temperatura più alta contribuisce maggiormente ad aumentare la flessibilità)
  • il momento della giornata (la maggior parte delle persone è più flessibile di pomeriggio rispetto al mattino, con picchi dalle 2:30 alle 4 circa del pomeriggio)
  • lo stadio del processo di recupero di un’articolazione (o muscolo) dopo la lesione (articolazioni e muscoli lesionati di solito offrono un grado minore di flessibilità rispetto a quelli sani)
  • età (prima dell’adolescenza si è generalmente più flessibili che da adulti)
  • sesso (le femmine sono generalmente più flessibili dei maschi)
  • la capacità individuale di svolgere un particolare esercizio (s’impara con la pratica)
  • l’impegno individuale a raggiungere la flessibilità
  • le restrizioni di abbigliamento o attrezzi
  • l’età poiché le articolazioni più vecchie tendono a non essere più sane come quelle più giovani.
  • I tessuti adiposi in eccesso impongono una restrizione.
  • La massa muscolare può essere un fattore limitante, per esempio quando il muscolo è così fortemente sviluppato da interferire con la capacità di portare le articolazioni adiacenti nel loro completo raggio di movimento
  • Scarsa assunzione di acqua: sembra che una maggiore assunzione d’acqua contribuisca ad una maggiore mobilità, così come al maggiore rilassamento globale del corpo.
  • l’inattività di alcuni muscoli o articolazioni può causare cambiamenti chimici nel tessuto connettivo con ristretta flessibilità.

Invecchiamento e flessibilità

Quando il tessuto connettivo non è usato o lo è in maniera minima, dà una significativa resistenza e limita la flessibilità. L’elastina inizia a logorarsi, diviene meno elastica e il collagene aumenta la sua rigidità e densità.
L’invecchiamento ha effetti sul tessuto connettivo simili al disuso, con l’aggiunta della progressiva disidratazione, di una maggiore deposizione di calcio e della sostituzione di fibre muscolari con fibre collagene adipose.
Si ritiene che lo stretching stimoli la produzione o conservazione di lubrificanti tra le fibre del tessuto connettivo, impedendo, di fatto,la formazione di aderenze. L’esercizio può quindi ritardare la perdita di flessibilità causata dal naturale processo d’invecchiamento.
Questo non significa che un anziano debba rinunciare al raggiungimento di una buona flessibilità. Esso dovrà semplicemente lavorare con maggiore attenzione, per un periodo di tempo più lungo. Una migliore capacità dei tessuti muscolari e connettivi di allungarsi può infatti essere raggiunta a qualsiasi età.

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